Terra promessa.
Per gli italiani è l'America; per gli italoamericani è l'Italia.
Da noi tutto ciò che è ricchezza, futuro, speranze esaudite, realizzazione di sé, successo nel mondo, tutto ciò è America. "E che siamo, in America?!"; "Arrivò l'americano!"; "Gli zii d'America". E' tutta lì la felicità del mondo, in quel posto di sole sette lettere ma con la A più maiuscola che ci sia. E quando qualcuno di noi ci va davvero, nello stesso momento in cui mette fra sé e l'Italia migliaia e migliaia di chilometri, forse, in quel momento, vede la terra lasciata sotto una luce diversa.
Come quando sei seduto in sala a teatro e, a sipario aperto, vedi la scena sul palco ma non ne apprezzi la grandiosità o i dettagli fino a quando non si sranno accesi i riflettori e spenta la luce nella sala; così a poco a poco, uscito dalla luce della tua terra che tutto appiattiva intorno a te e rendeva uguale, ora, a distanza, apprezzi quello da cui ti sei staccato, irrorato e reso mitico dalla luce della distanza e del tempo che passa.
Ecco, io vorrei costituire un gruppo di persone che raccontino storie di rapporti italoamericani attraverso lo strumento del teatro. Brevi atti unici o anche monologhi sulle armonie, sui contrasti, sulle suggestioni di due mondi geografici e culturali tanto diversi ma tanto uniti fra loro.
Buon lavoro a tutti.
Francesco.
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